Un Dio che pretende di
essere amato più di padre e madre, più di figli e fratelli, che sembra andare
contro le leggi del cuore. Ma la fede per essere autentica deve conservare un
nucleo sovversivo e scandaloso, il «morso del più» (Luigi Ciotti), un andare
controcorrente e oltre rispetto alla logica umana. Non è degno di me. Per tre
volte rimbalza dalla pagina questa affermazione dura del Vangelo. Ma chi è
degno del Signore? Nessuno, perché il suo è amore incondizionato, amore che
anticipa, senza clausole. Un amore così non si merita, si accoglie. Chi avrà
perduto la propria vita per causa mia, la troverà! Perdere la vita per causa
mia non significa affrontare il martirio. Una vita si perde come si spende un
tesoro: investendola, spendendola per una causa grande. Il vero dramma per ogni
persona umana è non avere niente, non avere nessuno per cui valga la pena
mettere in gioco o spendere la propria vita. Chi avrà perduto, troverà. Noi
possediamo veramente solo ciò che abbiamo donato ad altri, come la donna di
Sunem della Prima Lettura, che dona al profeta Eliseo piccole porzioni di vita,
piccole cose: un letto, un tavolo, una sedia, una lampada e riceverà in cambio
una vita intera, un figlio. E la capacità di amare di più. A noi, forse
spaventati dalle esigenze di Cristo, dall'impegno di dare la vita, di avere una
causa che valga più di noi stessi, Gesù aggiunge una frase dolcissima: Chi avrà
dato anche solo un bicchiere d'acqua fresca, non perderà la sua ricompensa. Il
dare tutta la vita o anche solo una piccola cosa, la croce e il bicchiere
d'acqua sono i due estremi di uno stesso movimento: dare qualcosa, un po', tutto,
perché nel Vangelo il verbo amare si traduce sempre con il verbo dare: Dio ha
tanto amato il mondo da dare suo Figlio. Non c'è amore più grande che dare la
vita! Un bicchiere d'acqua, dice Gesù, un gesto così piccolo che anche l'ultimo
di noi, anche il più povero può permettersi. E tuttavia un gesto non banale, un
gesto vivo, significato da quell'aggettivo che Gesù aggiunge, così evangelico e
fragrante: acqua fresca. Acqua fresca deve essere, vale a dire l'acqua buona
per la grande calura, l'acqua attenta alla sete dell'altro, procurata con cura,
l'acqua migliore che hai, quasi un'acqua affettuosa con dentro l'eco del cuore.
Dare la vita, dare un bicchiere d'acqua fresca, ecco la stupenda pedagogia di
Cristo. Un bicchiere d'acqua fresca se dato con tutto il cuore ha dentro la
Croce. Tutto il Vangelo è nella Croce, ma tutto il Vangelo è anche in un
bicchiere d'acqua. Nulla è troppo piccolo per il Signore, perché ogni gesto
compiuto con tutto il cuore ci avvicina all'assoluto di Dio. Amare nel Vangelo
non equivale ad emozionarsi, a tremare o trepidare per una creatura, ma si
traduce sempre con un altro verbo molto semplice, molto concreto, un verbo
fattivo, di mani, il verbo dare.
E.
Ronchi
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