LO SGUARDO
DEL SAMARITANO (Lc. 10,25-37)
Tutti conosciamo la parabola del buon Samaritano che oggi
la liturgia ci propone, ma forse non proprio tutti ne conosciamo il vero
significato. E forse abbiamo pure paura di conoscerlo per non sentirci
moralmente obbligati a seguire l’esempio del Samaritano. Sta di fatto che la
lezione del Samaritano è davvero grande per tutti, credenti e non credenti! Ma
cerchiamo di capire a fondo l’insegnamento. Sulla scena ci sono diversi
personaggi: ci sono i briganti il cui unico obiettivo è quello di derubare i
passanti senza alcuna pietà; c’è la vittima che è un uomo qualunque, un uomo
che doveva passare di là; infine, ci sono i tre personaggi chiave: un
sacerdote, un levita e un Samaritano, che si comportano diversamente. Tutti e
tre vedono la stessa scena, passando sul ciglio della strada vedono quell’uomo
ferito, spogliato e derubato, ma solo il Samaritano si avvicina e si ferma,
perché “…ne ebbe compassione”, solo lui si lascia toccare il cuore dal
bisogno e dalle ferite di quell’uomo. Ma quali sono i feriti che oggi
incrociamo sulle strade del mondo? Ci sono sicuramente i profughi che fuggono
dai paesi in guerra o da paesi incapaci di fornire speranza alle nuove
generazioni. Il Samaritano medica le ferite della vittima con particolare
accuratezza, versandovi olio e vino, l’olio per gli ematomi e il vino per le
ferite da taglio. Nel prendersi cura di quell’uomo, il Samaritano dimostra una
partecipazione interiore e totale di sé, infatti, egli aggiunge a quanto ha già
offerto al malcapitato altri due importanti doni: il tempo e il denaro. La
prima notte dopo la rapina, la più delicata nel decorso post-traumatico, viene
trascorsa dal Samaritano accanto alla persona da lui soccorsa e il mattino dopo
egli dà all’albergatore due denari, l’equivalente di due giornate lavorative,
come anticipo per le cure da non far mancare all’ospite. Tornando ai profughi
ci chiediamo: noi come ci comportiamo? Che cosa facciamo? Come li trattiamo? Ma
ci sono anche altri feriti, sono i feriti nell’anima che sono i più numerosi e
difficili da individuare e da aiutare. Tutti hanno bisogno di un buon
Samaritano e del suo sguardo di amore, perché possiamo insieme ritrovare la via
da percorrere per ereditare la vita eterna.
don Pietro
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