mercoledì 13 luglio 2016

Il pensiero di don Pietro - domenica 10 luglio 2016

LO SGUARDO DEL SAMARITANO (Lc. 10,25-37)
Tutti conosciamo la parabola del buon Samaritano che oggi la liturgia ci propone, ma forse non proprio tutti ne conosciamo il vero significato. E forse abbiamo pure paura di conoscerlo per non sentirci moralmente obbligati a seguire l’esempio del Samaritano. Sta di fatto che la lezione del Samaritano è davvero grande per tutti, credenti e non credenti! Ma cerchiamo di capire a fondo l’insegnamento. Sulla scena ci sono diversi personaggi: ci sono i briganti il cui unico obiettivo è quello di derubare i passanti senza alcuna pietà; c’è la vittima che è un uomo qualunque, un uomo che doveva passare di là; infine, ci sono i tre personaggi chiave: un sacerdote, un levita e un Samaritano, che si comportano diversamente. Tutti e tre vedono la stessa scena, passando sul ciglio della strada vedono quell’uomo ferito, spogliato e derubato, ma solo il Samaritano si avvicina e si ferma, perché “…ne ebbe compassione”, solo lui si lascia toccare il cuore dal bisogno e dalle ferite di quell’uomo. Ma quali sono i feriti che oggi incrociamo sulle strade del mondo? Ci sono sicuramente i profughi che fuggono dai paesi in guerra o da paesi incapaci di fornire speranza alle nuove generazioni. Il Samaritano medica le ferite della vittima con particolare accuratezza, versandovi olio e vino, l’olio per gli ematomi e il vino per le ferite da taglio. Nel prendersi cura di quell’uomo, il Samaritano dimostra una partecipazione interiore e totale di sé, infatti, egli aggiunge a quanto ha già offerto al malcapitato altri due importanti doni: il tempo e il denaro. La prima notte dopo la rapina, la più delicata nel decorso post-traumatico, viene trascorsa dal Samaritano accanto alla persona da lui soccorsa e il mattino dopo egli dà all’albergatore due denari, l’equivalente di due giornate lavorative, come anticipo per le cure da non far mancare all’ospite. Tornando ai profughi ci chiediamo: noi come ci comportiamo? Che cosa facciamo? Come li trattiamo? Ma ci sono anche altri feriti, sono i feriti nell’anima che sono i più numerosi e difficili da individuare e da aiutare. Tutti hanno bisogno di un buon Samaritano e del suo sguardo di amore, perché possiamo insieme ritrovare la via da percorrere per ereditare la vita eterna.          

                                                                                                     don Pietro

Nessun commento:

Posta un commento

Grazie per il commento