domenica 28 marzo 2010

Il pensiero di don Pietro

L’ULIVO E LA CROCE. (Lc.22,14-23,56)
La liturgia di questa domenica, cosiddetta “delle palme”, segue un percorso molto semplice e si avvale della forza evocativa di due segni assai conosciuti, cioè, l’ulivo e la croce. Questa liturgia dà ufficialmente inizio alla Settimana Santa e forma un tutt’uno con il Triduo pasquale, contiene infatti le medesime componenti di gloria e di passione. Gli aspetti devozionali che spingono i fedeli verso una religiosità esteriore sono anch’essi molto presenti e forti ed è pertanto necessario integrarli con una riflessione profonda e una fede autentica. La liturgia di oggi ci presenta un Gesù prima accolto trionfalmente in Gerusalemme e poi condannato a morte e crudelmente trafitto sulla croce. Ci chiediamo come possa essere successo e sinceramente restiamo senza risposta, ma è la stessa incapacità che abbiamo a comprendere certe tragedie del giorno d’oggi. Sta di fatto che la fede in Dio ci conduce sempre a contemplare il paradosso di un amore che trionfa sì, ma solo passando attraverso il dolore e la morte. Ed è probabilmente questo paradosso a lasciarci interdetti e incapaci di capire, ma è anche il motivo per cui siamo invitati ad avere fede: la fede non è mai una cosa ben definita o scontata, al contrario è sempre un’esperienza dinamica che ci chiama continuamente a riformulare le nostre convinzioni sulla base di una realtà in continuo movimento verso la pienezza. Soprattutto oggi, durante tutta la Settimana Santa e fino alla Pasqua di Risurrezione, siamo chiamati a sfoderare questa fede profonda e genuina che è la sola a farci entrare nel grande mistero della vita Raccontare in questo spazio limitato tutta la forza, l’ampiezza e la profondità della Passione di Gesù è praticamente impossibile, perciò mi accontento di sottolineare qualche aspetto significativo. Nel racconto di Luca si coglie l’arrendevolezza e l’abbandono di Gesù alla volontà del Padre: “Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà”. Gesù vuole fare solo la volontà del Padre fino in fondo, cioè, fino allo “svuotamento” totale del suo essere figlio. La preghiera è l’arma vincente che permette a Gesù di rimanere fedele fino in fondo al Padre, senza la preghiera neppure Lui sarebbe riuscito nell’impresa. Luca mette poi in risalto la misericordia di Dio che si traduce nel perdono concesso a tutti i peccatori pentiti. Gesù perdona il rinnegamento di Pietro con un semplice sguardo: “Allora il Signore, voltatosi, guardò Pietro…” Gesù perdona i suoi aguzzini: “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno”. Infine Gesù perdona il ladrone pentito: “In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso”. Per evitare di essere superficiali vorrei concludere con un testo del noto teologo Romano Guardini che mi pare assai bello e toccante: “Quando fai il segno di croce, fallo bene. Non così affrettato, rattrappito, tale che nessuno capisce cosa debba significare. No, un segno della croce giusto, cioè lento, ampio, dalla fronte al petto, da una spalla all’altra. Senti come esso ti abbraccia tutto? Raccogliti dunque bene; raccogli in questo segno tutti i pensieri e tutto l’animo tuo, mentre esso si dispiega dalla fronte al petto, da una spalla all’altra. Allora tu lo senti: ti avvolge tutto, ti consacra, ti santifica. Perché? Perché è il segno della totalità e il segno della redenzione. Sulla croce nostro Signore ci ha redenti tutti. Mediante la croce egli santifica l’uomo nella sua totalità, fin nelle ultime fibre del suo essere.”

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